Inaugurazione del restauro alla chiesa di san Giorgio a Maccastorna

Una toccante celebrazione, con il ricordo dei 55 anni di Messa di monsignor Virginio Fogliazza
A Maccastorna l’acqua del Giordano
Benedetta la chiesa dal vicario del patriarca di Antiochia

maccastorna L’acqua del fiume Giordano ha benedetto le mura della chiesa di San Giorgio, nel comune più piccolo del Lodigiano. Nel giorno in cui si è festeggiato il compiuto rifacimento dell’intonaco della canonica e i cinquantacinque anni di sacerdozio dell’amministratore parrocchiale don Virginio Fogliazza, domenica mattina l’archimandrita Mtanios Haddad vicario del patriarca di Antiochia Gregorio III, e con lui Mons. Giuseppe Cremascoli e don Santino Rognoni, hanno asperso le pareti esterne della chiesa ritinteggiate a nuovo. «Siamo riuniti per festeggiare la conclusione dei lavori – ha detto don Virginio -, chiediamo al Signore che chiunque varchi la porta della nostra chiesa dedicata al martire San Giorgio sia perseverante nell’unione fraterna e nella preghiera. La benedizione con l’acqua della Terra Santa è un privilegio di cui rendiamo grazie». Il sindaco di Maccastorna Piero Giovanetti con l’assessore Michele Vandone, l’ex vicesindaco di Codogno Carlo Pizzamiglio, il maresciallo di Castelnuovo Bocca d’Adda Giovanni Calderola, i cavalieri del Sacro Ordine di Gerusalemme, i proprietari della Rocca Antonio e Paolo Biancardi, e poi famigliari e amici di don Virginio Fogliazza, gli artisti della prima mostra d’Arte Sacra a Maccastorna e gli abitanti del borgo, tutti insieme hanno percorso in corteo il tragitto dal palazzo municipale al sagrato e seguito il rito di benedizione secondo i dettami d’Oriente. Prima dell’incontro con i fedeli don Fogliazza si è raccolto in preghiera al camposanto davanti alla cappella dove è sepolto don Ernesto Raffaldi che nel lontano 1910 intraprese il secondo ampliamento della chiesa, quindi l’amministratore parrocchiale ha dato il via ufficiale alle celebrazioni. «Il turibolo usato dall’archimandrita Mtanios Haddad ha uno speciale significato – ha spiegato don Virginio indicando l’oggetto sacro e il suono prodotto dai dodici campanelli -, il fumo dell’incenso rappresenta la parola di Dio che deve diffondersi e i campanelli i dodici Apostoli partiti dalla Palestina proprio per assolvere questo delicato compito». Laura Gozzini

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