incontri con il prof.mons.Giuseppe Cremascoli

Se la filosofia ha il compito di essere guida del vivere, come ebbe a scrivere il buon Cicerone, deve avere in sé le risorse per sorreggerci nei momenti ardui e bui, quando ci si trova sconfitti e smarriti sotto il peso delle difficoltà. Di situazioni così configurate è pieno l’insieme dei giorni a noi concessi, e qui, tanto per il gusto di scegliere e per fare degli esempi, il pensiero va a quando non ci si sente più padroni di sé e del proprio tempo perché un insieme di cose costringe all’attesa, improvvisamente e senza che nulla possa far prevedere quando se ne uscirà. Vi sono, infatti, attese programmate e volute, di fronte alle quali si è o si dovrebbe essere attrezzati e pronti. Lo smarrimento si impossessa invece di noi quando tutto avviene di sorpresa, in situazioni nelle quali, se le persone o i meccanismi funzionassero, nessuno si troverebbe nei guai.
Fra i problemi di questo tipo, che affliggono così spesso la nostra vita, vorrei porre i ritardi cronici e – a quanto pare – insanabili con i quali, da sempre, i treni si muovono tra noi, imponendo ai viaggiatori disagi che non finiscono mai. Guai non dissimili, cioè assalti di sconforto per le interminabili attese, sono in agguato anche in tanti altri settori della nostra tribolata esistenza, come sa chi non può fare a meno di gironzolare tra uffici pubblici, banche, supermercati, poste et similia. Queste attese danno sempre l’impressione di un tunnel di cui non si vede lo sbocco, per l’infittirsi delle incertezze e delle ombre. Si può soccombere all’impazienza, al nervosismo e a quel senso di sfiducia e di avversione al mondo nel quale non dovrebbe mai finire imprigionata la vita.
Ci sarebbe anche un’altra, ottima soluzione, a cui però, si può giungere se qualche elemento di base già esiste in tal senso. Perché non riempire quei tempi di attesa, che sembrano così inutili e desolati, con pensieri di fede che diano luce allo spirito, anzi con preghiere assaporate con calma, bussando così, anche in quei momenti di prova, alla porta di Dio?
Giunti a questo «più spirabil aere», possiamo ricordare che ci sono anche forme di attesa completamente diverse da quelle sin qui ricordate. Le viviamo quando, per un insieme di cose, lo sguardo si protende al futuro, mantenendosi carico di speranza e di sogno, così da illuminare il presente con sentimenti d’amore e volontà di gioia e di vita.
Non è così che i genitori accompagnano i primi anni di vita dei loro figli, cogliendo con tenerezza e impeto d’affetti l’incanto di quei giorni che si vorrebbe non finissero mai? Il pensiero va, sì, al futuro ma la speranza lo illumina, sorreggendo i passi che segnano anche questi percorsi di attesa. Ogni esperienza d’amore, del resto, conosce questi fasci di luce. Chi vi si immerge vive giorni in cui nulla sembra vano o perduto, perché è il tempo stesso che ne risulta trasfigurato. Spunteranno poi i tempi segnati dalla realtà e dalle sue ombre, ed è in essi che lo spirito dovrà ritrovare tutte le risorse di cui è capace, anche al ricordo della luce un tempo goduta.
Su tutto ciò spicca la luce che, in forma inconfondibile, avvolge di sé le opere e i giorni della condizione cristiana. In essa si vive, infatti, nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore, Gesù Cristo. Il tempo ha in sé un appello continuo all’eterno, intravisto e sperato con ardore in ogni supplica. L’attesa è, anzi, un’offerta e si identifica con la vita stessa, in quanto vi si esperimenta di dolore e di amore, di luce e di tenebra. Non conosco altri orizzonti per dare un senso agli anfratti e ai misteri della vita e della storia.
Giuseppe Cremascoli

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2 commenti

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2 risposte a “incontri con il prof.mons.Giuseppe Cremascoli

  1. Se non fosse noto a tutti che la tua casa prelatizia è equipaggiata da due “fantesche”, si direbbe che hai scritto il tuo pezzo , dopo una noiosissima fila in attesa di far conteggiare la modesta spesa quotidiana, presso uno dei troppi supermercati….
    La tua raffinata riflessione mi sembra debba essere “battezzata” dalla Parola che ci assicura ….è vero che ” ogni giorno ha la sua pena”…ma dice pure … “non abbiate paura,io ho vinto il mondo…io sarò con voi s e m p r e “

  2. giuseppe cremascoli

    E’ modesta la mia esperienza ai supermercati, dove, invece, Mons. Fogliazza è un personaggio noto. Ma in lunghe file e in attese mi sono trovato spesso anch’io.. Comunque è sempre bene non cedere a melanconie e a sconforti a motivo delle pena che ogni giorno reca con sé, perché davvero c’è chi è sempre con noi.

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