dopo brevissima vacanza, riprendono gli INCONTRI con il prof.mons.G.Cremascoli

Concludevo l’ultimo intervento esprimendo il proposito di tornare sul gran tema del futuro del cristianesimo nell’Occidente che muta in modo così vertiginoso, e nel quale tutto si agita e ribolle. L’intento – pure espresso – era di procedere secondo le categorie della sola fides, con timore e tremore, perché è evidente che, se si affrontano questi temi, ci si trova al cospetto degli imperscrutabili disegni divini, laddove essi raggiungono l’arcano segreto dei cuori. Punto di partenza, in ogni caso, è il dato della divina Rivelazione, in cui si proclama che è il Signore stesso «colui che dà e che perfeziona la fede». Come sempre, il testo va rettamente interpretato e non può evocare qualcosa che sorga meccanicisticamente in noi, in assenza assoluta dei moti della nostra libera volontà. Siamo, dunque, di fronte al grande mistero dell’incontro tra la grazia divina e la responsabilità dell’agire umano, ed è soprattutto qui che si avverte la necessità di chinare il capo, con timore e tremore.
Al di là degli interrogativi dai quali siamo partiti, resta, comunque, sotto gli occhi di tutti il prodigio del persistere della fede nell’orizzonte del mondo, nonostante si sia fatto (e si continui a fare) proprio di tutto perché essa venga sradicata e ridotta al nulla. Ricordo, a tal proposito, che l’allora card. Ratzinger scrisse: «Ciò che mi stupisce oggi non è l’incredulità ma la fede. Quel che mi sorprende non è l’agnostico ma il cristiano». In tale contesto il pensiero va soprattutto ai testimoni della fede, in azione anche oggi, nonostante tutto. In costoro il prodigio è ancora più grande, perché essi si dedicano a un ministero che spesso ha per destinatari individui ai quali si deve applicare, almeno stando alle apparenze, l’impressionante affermazione di Cristo stesso riguardo a quanti non si lascerebbero persuadere neanche se vedessero qualcuno risuscitare dai morti. Al di là di tutto ciò, il compito di questi testimoni, oggi, è soprattutto quello di mostrare in modo inequivocabile che la fede e la preghiera sono vere terapie dell’anima, soccorsi allo spirito per ottenere salvezza di fronte agli abissi nei quali è così facile cadere quando nulla ci sorregge più.
Ci sono, poi, tanti altri compiti di cui sentire l’urgenza all’interno dell’istituzione cristiana, soprattutto se, in essa, si hanno ruoli speciali e di grande responsabilità. Il mondo subisce continue scosse negli assetti del pensiero e nei paradigmi delle certezze, secondo le quali vengono incanalati i comportamenti e le scelte di vita. Chi, nella Chiesa, ha, ai vertici, la cura delle anime non può né farsi trascinare dalle mode e dai capricci dell’effimero né fossilizzarsi su posizioni di conservatorismo e di avversione, per principio, ad ogni novità. La grazia da chiedere a Dio, in questi tempi, è, forse, soprattutto la capacità di distinguere l’essenziale e l’irrinunciabile da ciò che, invece, attiene alla sfera del mutevole e dell’opinabile. Accade spesso di incontrare chi incolpa i cristiani – e soprattutto la gerarchia – di restare su posizioni dettate da rigidità e da durezze, se non – addirittura – da forme di idolatria dei principi, ove non si terrebbe conto della multiforme varietà delle situazioni concrete in cui ci si vien a trovare nella vita. Tali accuse possono anche essere ingenerose o scaturire da tante perdute occasioni di vero e leale dialogo, ma ciò che in esse è autentico non potrà essere eluso e respinto.
Abbiamo iniziato esprimendo l’intento di muoverci all’interno della sola fides, con timore e tremore. È, infatti, la grazia dell’Onnipotente la sola fonte da cui può provenire ogni dono autentico e perfetto. I problemi a cui si è fatto cenno sono intricati e complessi, di inimmaginabile difficoltà. Ci soccorra la pietà di Dio.
Giuseppe Cremascoli

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2 commenti

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2 risposte a “dopo brevissima vacanza, riprendono gli INCONTRI con il prof.mons.G.Cremascoli

  1. Caro professore,
    credo che la strada del dialogo è fondamentale anche per la Nuova Evangelizzazione, perchè in esso c’è il rispetto dell’altro, anche se è lontanissimo dai sacri e intoccabili valori della nostra fede. Spesso i Pastori della Chiesa portatori per i loro servizio apostolico del Patrimonio della Fede danno l’impressione di vivere non nel mondo reale. Non ti sembra che il Vangelo, invece presenta un Gesù umano, attento , concreto, capace di passare dal pianto sulla tomba dell’amico e far camminare sulle
    acque il primo Papa , presentandolo come un uomo dalla fede incerta , ma
    desiderosa ad andare incontro a Gesu’ ?

  2. giuseppe cremascoli

    Caro Monsignore,
    figurati se non mi trovo in sintonia con quanto tu scrivi: ma che prospettive abbiamo? Speriamo per chi verrà dopo di noi. Noi siamo avvolti nelle ombre del vespro. Ciao. dg

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