incontro settimanale con il prof.mons.G.Cremascoli

È ben noto che chi si trova nelle afflizioni della vecchiaia deve destreggiarsi fra mille guai. Ciò è conforme alla natura delle cose e risponde a quanto deve essersi verificato in ogni tempo. Se non mi inganno, c’è però, ora, qualcosa di nuovo sotto il sole, perché si è sempre più in tanti ad essere vecchi e, procedendo le cose così, si finirà quasi per sentirsi in colpa e come in dovere di chiedere scusa, anche se non si sa bene a chi.
La sensazione può nascere quando, da anziani, ci si sente interrogati, studiati e sottoposti ad indagini statistiche, anche se il tutto è gestito in modo scientificamente esemplare e con rettitudine di intenzioni. Gli inquisiti – se così posso dire – entrano comunque in fibrillazione, perché intuiscono che, all’orizzonte, c’è, per loro, qualcosa che non andrà. Non sarà però il caso – forse – di farsi irretire in questi pensieri al ricordo di quanto avvenne, per noi sacerdoti, in occasione dell’indagine statistica della quale la Commissione episcopale di Lombardia ha dato l’incarico alla Facoltà di sociologia dell’Università Cattolica, nell’intento di affrontare i problemi relativi all’invecchiamento del clero in questa regione.
Come si usa in questi casi, gli interessati ricevettero moduli con domande, quadratini a fronte e inviti a incasellarsi. Per questa indagine fu distribuita una scheda bianca, inviata a tutti, e un’altra di diverso colore, secondo l’età dell’intervistato. Per chi era oltre i 75 anni fu scelto il rosa, lo stesso del foglio ricevuto, da molti di noi, parecchi decenni or sono, alle prime lezioni di scuola guida: gli estremi si toccano. Fra le domande della scheda rosa, alcune erano valide per tutti i discendenti di Adamo quando «si sta come d’autunno sugli alberi le foglie», mentre altre si riferivano alla speciale condizione dell’intervistato, sacerdote a riposo o, magari, ancora al suo posto, ma solo perché ormai si deve ricorrere ai veterani quando i giovani non si trovano più.
Fra le domande di carattere generale, alcune erano piuttosto scioccanti, come quella in cui ci si chiedeva se si era in grado di utilizzare il telefono o no, o se, per farlo, occorresse l’aiuto di qualcuno per cercare e formare il numero. Domanda ineccepibile dal punto di vista delle esigenze della ricerca, ma conturbante per chi vi si imbatte, al pensiero di chissà quali eventualità. Le domande riguardanti il sacerdote e relative al suo ministero, toccavano invece – e giustamente – soprattutto i problemi attinenti alla condizione di quiescenza, che sono unici e di speciale natura, come il precedente iter esistenziale di chi poi li vive.
Affrontandoli, il sacerdote abbia presente queste toccanti parole del salmo: «Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno… non respingermi nel tempo della vecchiaia / non abbandonarmi al declinar delle forze». Sussurrando queste suppliche, ci si sentirà costantemente raggiunti dall’onda di grazia nella quale sono ormai immersi i giorni che furono. I ricordi prenderanno vita, con rinnovata e struggente dolcezza. Gli anni del Seminario, segnati da aneliti e da trepidazioni, in attesa della luce di Dio. Quelli del ministero, tanti e in un’epoca drammatica, affaticata da troppe incertezze. E i mille e mille volti, sempre intravisti dall’irreversibile alterità di una condizione di vita che ha una fisionomia tutta sua, densa di mistero e sempre con i segni dell’eterno. Non potremo sentirci abbandonati, anche se avvolti nell’ombra e al calar della sera.
Giuseppe Cremascoli

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