la mia chiesa di Maliseti dopo 40 anni

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di Angelisa Cisari

Santo Stefano Lodigiano (Lodi), 6 novembre 2010 – Alla fine del mese di novembre ricorrono i quarantanni anni della Chiesa di Maliseti, una delle due realizzate in città da Mons. Virgino Fogliazza e che a questo proposito è stato intervistato da Angelisa Cisari, segretaria nazionale dell’Ordine Patriarcale della Santa Croce di Gerusalemme.
 
Come mai la Sua discesa in Toscana? «Era appena chiuso il Concilio Vaticano II, e c’era un’aria di rinnovamento, sopratutto in noi, giovani preti. Uno dei problemi che erano venuti sul tappeto era la scarsità del clero in alcune diocesi italiane, mentre nel lodigiano, esisteva una sovrabbondanza. Decisi così di mettermi a disposizione dove era più marcata la scarsa presenza di sacerdoti. Mons. Nino Staffieri, amico del Vescovo di Prato, mi indirizzò verso quella diocesi. Mi fu richiesto l’insegnamento delle lettere e della Dottrina sociale in seminario e il 9 di ottobre del 1966 iniziai anche, in un garage di via Montalese, il mio servizio di primo parroco di Maliseti. Mi accompagnò il Vicario Generale, mons. Antonio Frati, che mi onorò fino alla fine dei suoi giorni della sua amabile amicizia».
 
In un garage? Non esisteva neppure una Cappella? «No, No! Fu un garage in affitto la prima sede della nuova parrocchia, 8 metri per 5, senza finestre e solo una casaccia malmessa, in stato quasi di abbandono, la prima residenza del parroco e il primo centro della vita pastorale».
 
Monsignore, non immagino le difficoltà incontrate? «Moltissime, ma il ricordo di quegli anni sono tra i più belli della mia vita di prete. Il Signore mi fece esperimentare il privilegio della “plantatio ecclesiae” in un ambiente molto difficile, dove l’unico luogo di aggregazione era la Casa del Popolo, equipaggiata di tutto, persino di un pattinodromo, sede di una sezione del Pci, tra le più vivaci».
 
Ha affrontato subito il problema della nuova chiesa? «Non subito. Cercai di aggregare sopratutto quei cattolici residenti che avevano ricevuto un’ottima formazione religiosa nelle file dell’Amministrazione Comunale della vicina parrocchia di Chiesanuova.Si costituì in breve tempo un Consiglio pastorale e il Comitato pro nuova chiesa. Dovevamo però affrontare un primo grosso problema, l’acquisto del terreno ove realizzare il nuovo complesso parrocchiale. C’era la possibilità di acquistare 12.000 mq. ma si decise di comperarne solo 6.000, date le nostre scarsissime possibilità. I parrocchiani si mostrarono subito molto generosi. Maliseti allora aveva circa 1.700 abitanti e la frequenza religiosa aumentava sempre più. Le pratiche burocratiche, però, spesso si insabbiavano e allora nel 1968 si realizzò un’ampia Cappella prefabbricata. La sera dell’inaugurazione ci sembrò di entrare in una vera Cattedrale. Un ricordo indimenticabile».
 
E la nuova chiesa? «In gennaio del 1970 si concluse l’iter delle autorizzazioni. L’appalto della nuova chiesa lo vinse una Cooperativa di Predappio e il 1 marzo, S.E. Mons.Pietro Fiordelli, davanti ad oltre cinquecento persone, benedisse la prima pietra che ancora oggi dovrebbe essere visibile sotto il pulpito esterno».
 
Dalla foto che vedo in internet è una grande chiesa e a due piani? «Sì , molto ampia. Ha una sola navata di oltre 600 mq. Sotto doveva esserci uno scantinato alto 1,70. Agli inizi dei lavori, mi fece visita l’Assessore alla cultura, naturalmente del Pci, che mi chiese di realizzare, sotto la chiesa, delle aule per dare alla frazione di Maliseti la Scuola Media. All’indomani diedi subito ordine al capo cantiere che lo scantinato doveva essere alto oltre tre metri. All’arch.Silvestro Bardazzi, progettista, non piacque quella soluzione, che si dimostrò invece molto provvidenziale: il servizio scolastico per i ragazzi e un buon affitto che la Parrocchia potè riscuotere dal Comune di Prato e che – credo – sia stato molto utile a far fronte agli impegni finanziari della giovane parrocchia di Maliseti.
 
E quando l’Inaugurazione della Nuova Chiesa? «La Cooperativa di Predappio lavorò molto bene e stette nei tempi prestabiliti: alla fine di novembre del 1970 la Nuova Chiesa era agibile e il 13 dicembre dello stesso anno Mons. Fiordelli la potè consacrare con grande solennità. In quella occasione ci fece un dono: il Mesale per le celebrazioni eucaristiche».
 
E la chiesa prefabbricata? «Dopo due anni, prima di realizzare la bella Casa parrocchiale e il Centro pastorale, chiamato Il Focolare, la chiesetta prefabbricata fu data alla nuova parrocchia di Galcetello e anche lì per alcuni anni servì come luogo di culto».
 
Grazie, Monsignore, complimenti! «Ogni giorno, ringrazio il Signore per questa bella esperienza pastorale».
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