al canto del foco con mons.G.Cremascoli

Chi sta fra cielo e terra e stenta a decidersi, è spinto, talora, a fare qualcosa per giungere, comunque, a un traguardo. Quando il cammino verso l’alto imbocca i percorsi della fede e dell’esperienza cristiana, sorge il desiderio di trovare degli aiuti e delle guide per compiere delle scelte felici, che diano ristoro e luce all’anima. Richiesto – come a molti sarà capitato – di fornire dei soccorsi per questi itinerari dello spirito, ho seguito, con timore e tremore, i seguenti due criteri: indicare casi di approdo alla santità già indiscutibilmente avvenuti all’interno della vita della Chiesa, o suggerire letture di testi in grado di fornire sicurezza e luce nel compiere le scelte migliori

            Per la prima delle due vie c’è solo l’imbarazzo della scelta. La storia cristiana è piena di modelli da imitare, cioè di seguaci di Cristo per i  quali la fede si è tradotta in eccelsa testimonianza di opere a favore dei fratelli, così da attuare in pienezza l’amore di Dio e l’amore del prossimo. Una pedagogia della sequela di Cristo impostata così sembrerebbe, dunque, di indubbio valore e quasi priva di ostacoli.

            In realtà le cose non sono mai tanto semplici, soprattutto quando si tratta di realtà della fede e dello spirito. I modelli di vita santa, nell’ecumene cristiana, non sono mancati e non mancano mai. C’è però anche – come risulta dalla quotidianità e dalla storia – un insieme di vicende e di casi che vanno in senso contrario, così da essere percepiti come funeste controtestimonianze. Con sottile ironia si riferì a tali tristi cose l’alto prelato che ebbe questa battuta, parlando con Napoleone: «Maestà, non si ponga in mente di distruggere l’istituzione cristiana. Noi stessi (cioè il mondo che il prelato rappresentava) non ci siamo riusciti mai». Ci sono, insomma, modelli di santità e miserie umane: si sta sempre fra cielo e terra.

            Per infondere certezze e condurre lo spirito verso l’alto, è anche ottima cosa – come si è detto – accostarsi a testi in cui c’è lo splendore del segno divino, incarnato, per così dire, nella parola. A chi non ha familiarità con i più grandi misteri della fede cristiana e sta indeciso fra cielo e terra pur con lo sguardo proteso verso l’alto, suggerisco, di solito, la lettura dei salmi, che sono lo specchio dello straordinario cammino dell’antico Israele verso Dio, al quale da sempre si ispira la preghiera cristiana, anche nell’ufficialità delle  celebrazioni.

            Assimilando i pensieri e i sentimenti dei salmi, l’anima si porta alle vette più alte nell’ascesa verso Dio, sentendo in sé tutte le tonalità di ciò che è umano e divino. Si vibra, infatti, nell’anelito e nella lode, nel lamento e nella supplica, sino a giungere al più completo abbandono a Dio, rupe e baluardo di salvezza, fonte inesausta dell’acqua della vita per l’anima afflitta nell’arsura.

            Anche nel gran libro dei salmi, però, accanto al cielo spuntano – e ciò è ben noto – le asprezze della terra, come quando alle parole della fede nell’Altissimo si mescolano le terribili formule dettate da rancori e da invettive, scagliate contro i nemici. Dunque anche qui stiamo fra cielo e terra, sulla strada – comunque – che l’Onnipotente ha voluto tracciata così, per i passi da compiere nel nostro cammino verso di Lui.  

                                                                                        mons.Giuseppe Cremascoli

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