al canto del foco con mons.Cremascoli

Anche a chi non è fumatore sarà capitato parecchie volte di aver sott’occhio un pacchetto di sigarette ove troneggiano, a caratteri cubitali, scritte che preannunciano mali terribili a chi non saprà astenersi dall’uso. Non ho né la volontà né la competenza per dare giudizi su ciò che l’uso del tabacco significa o produce per chi vi ricorre, e so che, sull’argomento, è bene non far troppe chiacchiere. Ciò che mi colpisce è, però, da una parte l’enfasi, grafica e di contenuto, della scritta sopra citata e, dall’altra, l’assoluta indifferenza di chi la vede posta in tanto risalto sul pacchetto di sigarette affettuosamente collocato nelle proprie tasche.

Si noti che l’indifferenza non è solo verso di sé ma anche nei confronti del prossimo, che, almeno in certi casi, non riesce a sottrarsi ai danni indotti dal fumo da tabacco, sempre ammesso che essi ci siano. Vi sono, a tale proposito, situazioni a cui il legislatore ha pensato, ma altre che sono, in linea di fatto, assolutamente irrimediabili. Per rendersene conto basta essersi trovati, soprattutto nelle grandi stazioni, su binari di treni, nei tempi di attesa. Fra i passeggeri – spesso in gran numero – sembra far strage l’angoscia al pensiero, che saliti sulle carrozze, non sarà più consentito fumare.

Di fronte a tanta sventura occorre trovare ripari e difese ed è per questo che i fumatori si buttano con zelo all’opera. Sui binari  si è tutti vicini e si è costretti a far massa, con l’inevitabile conseguenza – per gli sventurati non fumatori – di trovarsi avvolti nelle esalazioni che vengono da ogni dove, assorbendone, nel respiro, i molteplici miasmi. Quanti, fra i fumatori, si renderanno conto del problema al punto da avere una qualche pietà per gli astanti? Andate tranquilli, se volete scommettere: non ve ne sarà neppure uno.

Stiamo però attenti a non giungere a conclusioni eccessive ed erronee sulla base dei fatti sin qui descritti. Chi oserebbe, infatti, dire che, sui binari delle nostre stazioni, si danno convegno individui votati al male, spinti da ferma volontà di intaccare la salute dei compagni di viaggio? Le cose non possono stare così e il tema su cui riflettere, al proposito, non è quello del male lucidamente compiuto e programmato con pervicace volontà, perché, quando le cose stessero così, saremmo davvero nell’ultimo baratro del mistero dell’iniquità. I comportamenti sopra descritti scaturiscono piuttosto dal disimpegno e dalla superficialità, dall’abitudine ad agire senza riflettere, finendo, così, preda di una sottile e inavvertita consuetudine a pensare solo a sé, anche a danno del prossimo.

Qui, però, è il caso di  non minimizzare le cose. Sono tanti, infatti, i modi di compiere il male, e molte le strade che conducono al diavolo, come dice con grande efficacia un proverbio – splendido nella veste del mio dialetto – che conosco dall’infanzia. Va da sé che il disimpegno e la superficialità, nel paradigma dei comportamenti da condannare, sono meno gravi della deliberata volontà di danneggiare e di colpire. Occorre, però, tener conto anche dei valori posti in gioco e dell’entità del male che, di fatto, è compiuto.

Se la noncuranza e il mancato impegno nel riflettere sulle conseguenze dei propri atti producono danni gravi, questi, di fatto, restano, e non si può far finta di nulla. Per non cadere in errore, bisognerebbe ricuperare la capacità di interrogarsi con serietà e rettitudine. L’esame di coscienza aveva un tempo una grande importanza nella vita cristiana. Ma, di grazia, c’è ancora qualcuno disposto a parlarne?

Giuseppe CremascoliGiuseppe Cremascoli

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1 Commento

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Una risposta a “al canto del foco con mons.Cremascoli

  1. Rievocare l’esercizio dell’esame di coscienza è più che mai opportuno.
    Anzitutto per ritagliarci uno spazio di silenzio tutto per noi, dove ci guardiamo dentro verificando la nostra esperienza di vita.
    Chi ama se stesso, sa bene che la pace interiore è il miglior traguardo da raggiungere ….e questa la trovi, non perchè sei senza errori , ma perchè li riconosci …

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