riflessione sulla parola di Dio. SABATO 1 GENNAIO 2011

1 gennaio 2011   Liturgia ad onore della MARIA MADRE DI DIO

 

16 In quel tempo,[ i pastori] andarono senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18 Tutti quelli che udivano, si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19 Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20 I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, comera stato detto loro. 21 Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dallangelo prima che fosse concepito nel grembo.

[Lc 2, 16-21]

 

 

Diversi temi si intrecciano in questa giornata.

Nasce un nuovo anno con i suoi molteplici richiami: il tempo, che corre e non ritorna, è un grande dono che Dio ci offre perché, invece di sprecarlo, lo usiamo con riconoscenza e responsabilità. Se tutto viene inesorabilmente “divorato” e travolto dal tempo, rimane però intatto il bene che abbiamo compiuto: tutti i secondi che abbiamo trascorso nell’amore  vero diventano eterni come Dio, l’Amore. Ogni momento di vita è un dono che Dio fa a noi e che noi possiamo fare a Lui vivendolo nell’amore.

 

L’anno che si apre col suo carico di incognite, possiamo affrontarlo nella fiducia che Dio non ci abbandona, ma ci “benedice” (cfr. Num. 6, 22-27: I lettura), cioè ci protegge con la sua presenza efficace d’amore. “Rivolge il suo volto” su di noi. In definitiva è Gesù la benedizione che Dio dà all’umanità. E’ Lui il volto luminoso di Dio rivolto verso di noi, la manifestazione concreta del suo amore che non ci sarà mai tolto.

 

 Oggi, infatti, ottava del Natale, contempliamo ancora il mistero del “Figlio” di Dio “nato da donna, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal.4, 4-5: II lettura).

Quando venne la pienezza del tempo”, quando cioè giunse il tempo fissato da Dio per il compimento delle sue promesse, “Dio mandò il suo Figlio”. È l’avvenimento- cardine nella storia. Come si realizzò tale avvenimento? “Nato da donna”. Questa rapida espressione (è l’unica volta che Paolo menziona espressamente la madre di Gesù, senza per altro riferire il suo nome) dice la realtà dell’Incarnazione: il Figlio di Dio divenuto uomo fra gli uomini. Non solo, ma membro di un popolo: giudeo e, come tale, sottoposto alla legge. Il frutto della condivisione della nostra condizione umana: la liberazione e l’adozione filiale. Dio manda il Figlio e manda lo Spirito del Figlio (che, cioè, appartiene al Figlio, che è posseduto da Lui, e che lo anima). Questo Spirito di Gesù, ricevuto nel battesimo, rende possibile nel credente l’esperienza filiale di Gesù stesso. Di conseguenza i cristiani godono la vera libertà e vivono nella speranza sicura di ricevere l’eredità eterna.

 

Il Vangelo ci riporta alla stalla di Betlemme consentendoci di rivivere l’esperienza dei pastori e soprattutto di Maria nell’incontro col Salvatore. I pastori hanno ricevuto la buona notizia: “Io vi annunzio una grande gioia. Oggi vi è nato un salvatore, il Cristo Signore”. Essi credono al messaggio dell’angelo: “andarono senza indugio”, con entusiasmo e desiderio grande di incontrare il Bambino. L’incontro è descritto con due soli verbi, ma molto significativi: “trovarono…videro”. Sono i verbi classici per indicare l’incontro dei discepoli con Gesù. Quando si è trovato e veduto, allora si annuncia: “riferirono ciò che del Bambino era stato detto loro” (dall’angelo) a tutti i presenti (Maria, Giuseppe e altri), i quali “si stupirono”. E’ la meraviglia, la sorpresa che il Vangelo non può non suscitare. Soprattutto una persona fa tesoro di quanto ha appreso dai pastori: “Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Maria, cioè, è tutta raccolta e concentrata in se stessa per penetrare più a fondo nel significato degli avvenimenti in cui s’è trovata coinvolta. Li confronta fra di loro e con la comunicazione che i pastori hanno fatto sul Bambino. Maria diventa, così, simbolo e modello della comunità cristiana, che in atteggiamento sapienziale e contemplativo cerca di assimilare interiormente il mistero inesauribile del Verbo Incarnato. Immancabile, poi, è la glorificazione di Dio per il suo Dono. La comunità cristiana è invitata a sintonizzarsi con la lode riconoscente dei pastori. Potremmo osservare che l’esperienza cristiana, in questo brano, è espressa da pochi verbi che interagiscono tra loro: ascoltare, ubbidire, trovare, vedere, testimoniare, lodare. E’ importante verificare se e come li coniughiamo nella nostra vita, se e in quale misura sappiamo annunciare la gioia d’avere incontrato il Salvatore.

 

Il testo evangelico prosegue menzionando il rito della circoncisione (attraverso il quale il Bambino è inserito ufficialmente nel popolo di Dio) e l’imposizione del nome, a cui Luca dà un risalto particolare: è Dio che ha voluto tale nome e quindi la missione che esso esprime. “Gli fu messo nome Gesù” = il Signore salva. Dovremmo imparare a dire tale nome con la speranza che esso ci infonde nel cuore, ma anche col rispetto e la dolcezza con cui si pronuncia il nome della persona più cara. Con la stessa tenerezza con cui lo pronunciava sua madre Maria. Raccontano che san Francesco, ogni volta che aveva pronunciato il nome di Gesù, si leccava poi le labbra per la dolcezza. Antonio Rosmini, uno tra i massimi autori della cultura italiana dell’Ottocento, recentemente proclamato beato, scriveva sempre in maiuscolo le quattro lettere della parola “GESU’”.

 

Se il protagonista assoluto rimane Lui, il Bambino, oggi però la Chiesa rivolge la sua attenzione in modo speciale a Maria, celebrandola come “Madre di Dio”. Un titolo che, colto nel suo significato, dà le vertigini. Ma è pienamente giustificato. In effetti, la maternità umana è relazione con una persona: colei che è madre è madre non di un corpo, ma di una persona. Ora il bimbo di Maria è il Figlio di Dio, Dio stesso. Quindi Maria è “Madre di Dio”. Dio ha voluto anche Lui avere una mamma, non ha voluto rinunciare alle carezze di una mamma. Resta anche vero che il Figlio di Dio, incarnandosi nel grembo di Maria, ha legato a sé ogni uomo, divenendo il primogenito di una moltitudine di fratelli. Di conseguenza la madre di Gesù è anche la madre di tutti noi e di ciascuno in particolare.

Non c’è dubbio che la festa mariana di oggi, anche se poco sentita a livello popolare, è la più importante di tutte. Ogni altro aspetto del mistero di Maria, ogni altro suo privilegio trova la sua spiegazione e il suo fondamento nella sua relazione di madre con Gesù. Una relazione unica e indicibile. Ce la richiama anche la raffigurazione, tanto frequente, di Maria col Bambino. Anzi, nella Chiesa d’Oriente Maria non è mai sola: ha sempre in braccio il Bambino. E’ considerato talmente forte il suo legame col Figlio che non si trova mai un’immagine di Maria senza Gesù. Essa esiste soltanto per Lui e lo mostra al mondo. Così anche la Chiesa: abbraccia Gesù e lo mostra al mondo. Ecco la nostra vocazione di cristiani: avere Gesù tra le braccia e mostrarlo, anzi donarlo, a tutti. Chi cerca Gesù dovrebbe poterlo ricevere da noi. Tutto ciò sarà possibile se guarderemo a Lei come modello di fede e di carità.

 

Gesù è “il principe della pace…la nostra pace”. Sua madre è “la regina della pace”.

 Si celebra la 43° “Giornata mondiale per la pace” sul tema “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”. Nel nostro mondo globalizzato esiste un legame stretto fra salvaguardia del creato e coltivazione del bene della pace. Occorre urgentemente promuovere una nuova consapevolezza di tale interdipendenza. Il tema della giornata trova riferimenti precisi nell’Enciclica “Caritas in veritate”, dove Benedetto XVI dedica alcuni paragrafi al corretto rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale. Ambiente che “è stato donato da Dio a tutti e il suo uso rappresenta per noi una responsabilità verso i poveri, le generazioni future e l’umanità intera”.

E’ essenziale educarci ed educare alla pace. “La pace del cuore è il cuore della pace“. Soltanto se siamo “pacificati” dentro, diventiamo strumenti di pace. Soltanto se siamo riconciliati con Dio, e quindi con noi stessi, diventiamo capaci di perdonarci a vicenda e così costruiamo la pace. Le “armi” che fanno vincere la pace sono il rapporto con Dio, la preghiera, il perdono, la misericordia concreta. “La pace è un cantiere aperto a tutti e non soltanto agli specialisti e ai sapienti…La pace è una responsabilità universale: essa passa attraverso mille piccoli atti della vita quotidiana” (GiovanniPaolo II)

 

Affidiamo a Maria il nostro desiderio e il nostro impegno perchè nel nuovo anno la pace possa “scoppiare” e dilagare.

 

Ogni gesto di perdono e di amore è un seme di pace. Moltiplichiamo ogni giorno questi gesti per seminare la pace.

 

Quando durante la Messa ci scambiamo il gesto di pace, non esprimerò soltanto  l’amore  alla persona che ho vicino, ma penserò di stringere la mano a ogni uomo della terra, rinnovando l’impegno di costruire una vera fraternità, che è il volto della pace.

 

Ogni Ave Maria ci richiama il mistero della Madre di Dio. Reciterò con più cura e senza fretta questa preghiera, sottolineando le parole centrali, che sono “Gesù” e “Madre di Dio”.

 

Ho mai provato a ripetere lentamente il nome di Gesù, quasi assaporandone la dolcezza e la forza contro ogni tentazione?.

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