UNA SUORA MARONITA A DIFESA DEI CRISTIANI ARABI

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I cristiani d’Oriente contro l’ingerenza occidentale
Creato il 24 ottobre 2011 da Eurasia
Siria :::: Thierry Meyssan :::: 24 ottobre, 2011 ::::
Fonte: “Voltaire Net”

La guerra contro la Siria, pianificata da Stati Uniti, Francia e Regno Unito per metà novembre 2011, è stata bloccata in extremis dai veti di Russia e Cina, al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Secondo Nicolas Sarkozy, che ha informato della questione il Patriarca maronita durante un burrascoso incontro all’Eliseo il 5 settembre 2011, il piano prevede l’esclusione dei cristiani mediorientali da parte delle potenze occidentali. In questo contesto, in Europa ha preso il via una campagna mediatica che accusa i cristiani d’Oriente di collusione con le dittature. Madre Agnès-Mariam della Croce, madre superiora del monastero di San Giacomo il mutilato, a Qara (Siria), risponde a questa propaganda bellica.

Thierry Meyssan: Lo speciale sinodo per il Medio Oriente affermò il carattere arabo dei cristiani di questa regione, sottolineando la rottura con il ventesimo secolo in cui la cristianità, nata in questa stessa regione, appare però come la religione dei colonizzatori.

Questa svolta ideologica ha portato la Santa Sede e tutte le Chiese d’Oriente a supportare la causa palestinese e le forze di Resistenza anti-Sionista, incluse quelle siriane. Questa evoluzione è stata anticipata in Libano dal Generale Michel Aoun e dalla sua alleanza con Hezbollah. I cristiani d’oriente sono diventati nemici di quelli d’occidente?

Madre Agnès-Mariam della Croce: Sì, il sinodo affermava categoricamente il carattere arabo dei Cristiani d’oriente, attraverso l’immersione e la simbiosi con questo ambiente storico e culturale.

Non dimentichiamoci che i cristiani d’oriente furono i pionieri del rinascimento arabo, il Nahda, insieme ai colonizzatori ottomani.

Furono loro, insieme ad alcuni musulmani eminenti, a ravvivare il linguaggio arabo e la sua universale influenza attraverso le traduzioni, da o verso l’arabo, di grandi intellettuali come ve n’erano ad Aleppo, Damasco e sui monti del Libano.

Le prime presse tipografiche del mondo arabo, furono portate dai cristiani, come Adballah Zakher. Comunque, con i movimenti pan-arabici agli albori del ventesimo secolo ed alcune tensioni all’alba dell’indipendenza, le fazioni cristiane si allontanarono ideologicamente dai fratelli arabi di altre confessioni.

Questo cambiamento fu evidente durante la guerra in Libano, quando alcuni cristiani libanesi rinnegarono a gran voce la loro appartenenza al mondo arabo, affermando di avere, tra le altre, origini fenicie o cananee.

La sconfitta cristiana nella guerra libanese riportò i cuori delle persone alla giusta misura, ricordandogli storia ed identità. I cristiani riscoprirono la loro missione nella terra dei loro antenati – dalla Mesopotamia al Mediterraneo, attraverso le sponde del Nilo – di trasmettere la speranza ai fratelli musulmani, che li avevano accolti come liberatori contro i colonizzatori bizantini, durante le guerre islamiche.

Dobbiamo ricordare il lavoro del defunto Padre Corbon, autore di un libro che ebbe grande influenza per i Pastori delle Chiese cristiane nel convincerli ad abbracciare la causa araba ed identificarvisi. Il titolo del suo lavoro, con cui sono in disaccordo, è “La Chiesa degli Arabi”.

Il Vaticano ha sempre supportato la causa palestinese, non per un qualche allineamento politico, ma per un senso di giustizia. Oggi questa posizione è stata adottata da tutti i cristiani d’oriente, inclusi gli ex-militanti anti-arabi.

Comunque, l’ingiusta interferenza degli occidentali – Stati Uniti e Francia su tutti – nei nostri affari regionali, che abbiamo già sufficientemente e amaramente sperimentato durante la guerra in Libano, e che prevale ancora in Iraq, ha portato i cristiani, ed i pontefici su tutti, ad essere estremamente prudenti.

Non vogliamo diventare nemici degli occidentali, ma dobbiamo renderci conto una volta per tutte che la sopravvivenza dei cristiani d’oriente non può più dipendere da qualche protettorato o da qualche Cancello Celeste; il nostro futuro dipende dall’onesto matrimonio tra i cristiani e i loro fratelli con cui convivono in Medio-Oriente, che riconoscono come loro fratelli di sangue al di là delle differenze di confessione, che non sono così grandi come possono sembrare.

I cristiani sono sempre stati usati come frangivento culturale verso l’oriente. Quando gli Ottomani, il malato dell’Europa,non avevano altra alternativa che accogliere i vari consoli occidentali che arrivavano con i loro missionari verso Aleppo ( Francesi, Italiani, Veneziani, Olandesi, Austriaci, Inglesi, etc…), i cristiani erano il tramite che permetteva loro di adattarsi al misterioso Oriente.

Alla fine, i cristiani non sono nemici di nessuno. Hanno accolto gli occidentali come i musulmani. In ogni caso, dopo così tanti ostacoli, hanno guadagnato il diritto di criticare gli errori, la poca lungimiranza, o l’infausta rabbia dell’occidente, che promuove i suoi interessi a scapito della presenza secolare dei cristiani e di altri componenti etnici e culturali del tessuto socio-demografico orientale. Possiamo accettare i principi democratici, facendo loro prendere in considerazione il nostro punto di vista, oppure dobbiamo accettare che stiamo affrontando ancora una volta un sistema imperialistico che ci richiede di rimanere in silenzio e obbedire.

Thierry Meyssan: La stampa cattolica occidentale sta mettendo su un energico attacco contro il nuovo Patriarca Maronita e la sua reazione ostile ad un intervento internazionale a favore di un cambio di regime in Siria. I suoi detrattori lo accusano di collaborazione con la “dittatura di Assad”. E’ vero che la minoranza cristiana in Medio Oriente ha paura della democrazia?

Madre Agnès-Mariam della Croce: Io sono delusa dalla stampa cattolica che segue ciecamente gli andamenti dettati dai padroni del mondo e che ripete come un pappagallo ciò che viene detto dai principali media. E’ triste che in tempi così difficili dobbiamo innanzitutto spiegare noi stessi ai nostri fratelli cristiani che sono stati riempiti di concezioni erronee, incomprensioni e disinformazione su di noi; a parte poche eccezioni di cui apprezzo il coraggio.

L’occidente è abituato ad essere il giudice, l’autorità, il sostenitore ed il guardiano dei cristiani d’oriente. Questo è dovuto alla troppa compiacenza che c’è nei confronti di una cultura alternativa che è stata adottata troppo ardentemente.

Una cosa è parlare francese, un’altra è permettere ai francesi – o ad altri occidentali – di comportarsi da educatori e guardiani dei cristiani d’oriente. Il Patriarca maronita ha detto ciò che pensava, insieme ai suoi colleghi, gli altri Patriarchi del Medio Oriente. Non lo ha fatto in complicità con una dittatura, ma in armonia con il suo pensiero sulla giustizia e nell’interesse delle comunità cristiane.

Certo, le parole del Patriarca contrastano, in modo molto autorevole, con le manovre della comunità internazionale che punta a stabilire in Siria a qualunque prezzo un regime fantoccio come hanno fatto in Libia. Il fatto che siano così interessato agli affari siriani – oh! se solo fossero stati così interessati durante la guerra in Libano quando fummo massacrati in silenzio! – al punto da mettere in risalto nei media le notizie del Nuovo Totalitarismo quotidianamente, dovrebbe attrarre l’attenzione di ogni individuo realmente libero e critico.

Affermare che i cristiani d’oriente ed i loro Pastori esitino ad unirsi alle rivoluzioni arabe perchè temono la democrazia è una chiara denigrazione.

I cristiani ovunque nel mondo sono sempre stati pionieri di libertà di parola, uguaglianza tra cittadini, e dignità della persona.

È falso affermare che culturalmente ignoriamo il significato della democrazia, che le nostre famiglie sono autoritarie e che in generale non c’è democrazia nella Chiesa.

Questo è semplificare e leggere superficialmente la realtà: perchè non parlare dell’amore che regna nelle nostre famiglie? Grazie a questa armonia, non abbiamo bisogno di una maggioranza per governare, visto che il consenso è la nostra realtà quotidiana, che unisce tra loro i vari membri di questa congregazione. Come per la Chiesa, è la comunione che sostituisce le relazioni tra i membri.

Per trattare la Chiesa e la famiglia in modo democratico, si devono politicizzare realtà che sono infinitamente più profonde degli interessi della Polis. Sono sorpresa che i preti che organizzano seminari di preghiera e digiuno siano in realtà legati ad una visione della famiglia, della Chiesa, della società a senso unico, al punto da diventare consulenti volontari che impongono, come i vecchi colonizzatori, le loro opinioni perfette come oracoli, dall’alto alle povere masse siriane, viste come inferiori, incolte, cieche e senza potere.

L’Occidente è così orgoglioso che non può immaginare che possa esistere un diverso ordine civile, anche se il suo sta affrontando una crisi sociale, economica e morale insolubile.

Nelle società tradizionali leali al sistema ancestrale ereditato dai tempi biblici, ci sono altre maniere, altri parametri per organizzare la vita quotidiana di una società. Sto pensando al sistema patriarcale.

Sto pensando al sistema basato sulle alleanze tra famiglie, tribù, regioni, e paesi; un sistema federale basato sulla libertà e sugli interessi particolari della famiglia, o tribù, legata alla terra degli antenati.

Sfortunatamente, l’occidente ha spazzato via il concetto di fedeltà alla terra, alla famiglia, al gruppo etnico, in pratica all’identità ontologica. Il modello occidentale non è basato sulla conoscenza dell’individuo, ma sugli interessi esterni. È in nome di ciò che è economicamente conveniente che sacrificano – a beneficio delle multinazionali – i principi della propria terra, della famiglia e l’identità personale. Noi non ci rendiamo conto che siamo vittime di un totalitarismo molto più sfrenato e malvagio di quello dei piccoli regimi autoritari che cercano di rovesciare.

Questi ultimi quantomeno hanno il merito di valersi di reti d’identità sociale, familiare e tribale presenti nel nostro misterioso Oriente.

Sono cosciente del fatto che, vista da lontano, la nostra vita felice è completamente incomprensibile per l’Occidente.

Thierry Meyssan: Il Concilio Nazionale di Transizione siriano (CNTS), che fu costituito in Turchia, è dominato dai Fratelli Musulmani. La Fratellanza è sempre stata severamente repressa a Damasco e le loro storiche roccaforti sono ora il centro delle proteste. I Fratelli Musulmani vogliono imporre una versione moderna della Sharia. La loro preoccupazione di reintegrare i valori morali coincide con l’aspirazione di molti movimenti cristiani?

Madre Agnès-Mariam della Croce: Biasimo il fatto che i cosiddetti oppositori non accettino l’invito del Presidente Bashar Al-Assad a dibattere con lui riguardo le riforme che vuole portare avanti.

Invece, questa opposizione ha rifiutato tutti i negoziati, non solo con le sue dichiarazioni, ma prendendo le armi, perpetrando attentati terroristici e altri attacchi violenti. La CNTS non rappresenta la naturale emanazione delle aspirazioni del popolo siriano per i suoi diritti legittimi, ma è un prodotto artificiale frutto della collaborazione segreta con interessi che finiscono oltre il confine della Siria.

L’alleanza tra Fratelli Musulmani e Occidente è uno scandalo per i cristiani ed i musulmani che non vogliono che le questioni religiose si intromettano nei loro diritti civili.

Nei regimi secolari, stabiliti dopo il colonialismo tra la frenesia pan-arabica, tutti furono sollevati nel veder nascere una certa distanza tra la religione e lo Stato.

Ora, mentre gli occidentali giustamente rifiutano la sovrapposizione tra Stato e Chiesa a casa loro, sembrano disposti a promuovere qui l’abbattimento dei regimi secolari! È questo che spaventa la maggioranza della popolazione siriana. L’adozione della legge della Sharia nella sua interezza, come vorrebbero i Fratelli Musulmani, porterà a regimi teocratici, obsoleti e oscurantisti, come quello dell’Arabia Saudita. Come possiamo accettare questa regressione nel ventunesimo secolo? E quale tipo di modernizzazione possono portare alla Sharia i Fratelli Musulmani visto che, essendo di emanazione divina, non può essere mitigata o rettificata da nessun potere umano?

Sospetto che ci sia una collusione nascosta tra gli interessi del neo-colonialismo dell’Occidente e la violenza mentale esercitata nel nome della Sharia. Nonostante le loro pretese democratiche, i poteri occidentali sfortunatamente devono affidarsi ad un sistema che li aiuta a soggiogare le masse col pretesto della pietà o della fedeltà alla religione. In breve, i poteri occidentali hanno paura dei cristiani che, seguendo gli insegnamenti della Dottrina, sono liberi di agire secondo il Bene o secondo il Male e hanno ancora la loro dignità di esseri umani ragionevoli, responsabili dei loro pensieri, delle loro azioni e delle loro parole, contrariamente ai fondamentalisti musulmani.

Thierry Meyssan: Alcuni ecclesiastici occidentali che vivono nel mondo arabo, hanno ferventemente sposato la causa della “Primavera Araba”. Sostengono che gli europei non devono essere privilegiati, ma che tutti dovrebbero poter accedere agli standard di vita occidentali e beneficiare della democrazia.

Eppure, lei ed il Patriarca sembrate preoccupati per la rivoluzione siriana. Alla fine, i cristiani hanno un punto di vista comune o sono politicamente divisi?

Madre Agnès-Mariam della Croce: Penso che gli ecclesiastici occidentali che vivono nel mondo arabo siano votati alla causa della “Primavera Araba” mentalmente; sono rivoluzionari solo sulla carta.

Spesso non si rendono conto dello sforzo – essendo estranei alla rete sociale e alla costruzione dell’identità orientale – di ascoltare i veri desideri dell’enorme maggioranza silenziosa dei cristiani e dei musulmani.

Questi ecclesiastici occidentali sono i primi ad essere stati sviati e per dimostrare il loro disprezzo dei valori orientali che affermano di voler difendere, attraverso il potere della loro irrefrenabile convinzione, cercano di introdurre standard occidentali come se fossero le uniche norme universali e attuabili per il benessere e la dignità dell’essere umano.

Guardiamo questi standard con occhi orientali: dov’è l’importanza data alla famiglia, che si è sbriciolata al punto che l’identità di genere viene discussa all’ONU? E cosa ne è della morale occidentale che gli orientali trovano assolutamente ripugnante e, visto che possiamo parlare liberamente, perché non menzionare che in Oriente non avremmo mai accettato la banalizzazione degli aborti o l’isolamento degli anziani fuori dalle loro famiglie.

È ovvio che gli standard occidentali sono un riferimento soltanto per quegli orientali che sono alienati dalla loro stessa identità e che vivono in un mondo virtuale che gli permette di essere simili alle immagini dei loro idoli. Non è la rivoluzione che spaventa il Patriarca o i cristiani, ma l’interferenza dell’Occidente che suggerisce che stiamo affrontando una cospirazione o un movimento di dirottamento piuttosto che un evento completamente spontaneo.

I cristiani possono essere politicamente divisi, è un loro diritto. Sono sempre stati pluralistici, è un loro merito. Grazie alla libertà della loro formazione religiosa, sono gli artefici e, aggiungerei, un punto di riferimento per tutte le rivoluzioni degne di questo nome.

(Traduzione di Valentina Bonvini

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Il parere del nuovo Patriarca Maronita

Un «Paese mosaico», dove convivono musulmani, drusi, cristiani maroniti, siri, caldei… In una terra che ha fatto da culla alla civiltà, “battezzando” per la prima volta i discepoli di Cristo con il nome di cristiani (cfr. At 11,19-26). Ma che oggi deve fare i conti con le lotte tra sciiti e sunniti, un Governo nascente dopo mesi di stallo, le accuse dell’Onu a Hezbollah – tra gli elementi portanti del nuovo esecutivo – per l’omicidio del premier Rafiq Hariri nel 2005, e molte altre ferite aperte. Come quelle che riguardano la Chiesa locale, una delle comunità più antiche al mondo, che negli ultimi anni s’è notevolmente ridotta (nel 1932, data del primo e ultimo censimento in Libano, i cristiani erano il 63% contro l’attuale 39%). Questo è il contesto in cui si trova ad operare monsignor Béchara Raï, da marzo guida della Chiesa cattolica maronita. Classe 1940, già vescovo di Jbeil-Byblos, come 77° Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente è il punto di riferimento per circa tre milioni di fedeli – di cui due in diaspora, dall’America all’Australia -, sparsi in 23 diocesi e due vicariati in Libano e in altre parti del mondo. Monsignor Raï, che dopo la sua elezione ha voluto incontrare i leader dei partiti cristiani in Libano, ha organizzato un vertice tra vari capi religiosi e spera presto di far dialogare politici musulmani e cristiani, racconta a Tracce in che modo può ripartire il Paese che Giovanni Paolo II definiva «un esempio di pluralismo per l’Oriente e l’Occidente».

Oggi cosa resta di questo «Paese mosaico», in cui almeno 18 confessioni vivevano fianco a fianco?
Il Libano «messaggio ed esempio» rimane tale e quale, nonostante la crisi politica, perché la specificità del Libano è il suo Patto Nazionale del 1943, rinnovato nel 1990. Si tratta di una convivenza di cristiani e musulmani stabilita dalla Costituzione. Il Libano, rendendo omaggio a Dio, rispetta tutte le religioni, riconosce le loro autonomie legislative e giudiziarie in materia di religione, di matrimonio e dei suoi effetti civili. Le 18 confessioni vivono ancora in armonia e tutte mirano a conservarla.

Perché il Libano è così importante per tutto il mondo?
Perché si distingue da tutti gli altri Paesi per la sua specificità. Essendo fondato sulla convivenza, cristiani e musulmani partecipano su base paritaria al potere politico e amministrativo, ed essendo una Repubblica parlamentare democratica, il Libano rappresenta l’oasi delle libertà politiche, a capo delle quali esistono la libertà d’espressione e la libertà di religione e di coscienza. È un luogo di dialogo delle culture e delle religioni, il quale favorisce il pluralismo nell’unità.

I cristiani, però, si presentano divisi sul piano politico: c’è il “blocco del 14 marzo” che vede i partiti cristiani alleati con i musulmani sunniti e il “blocco dell’8 marzo” che vede altri cristiani con gli sciiti ed Hezbollah. Come si è arrivati a questa situazione?
All’origine la divisione era basata sulle alleanze miste in occasione delle elezioni legislative, secondo i canoni della legge elettorale. Quest’ultima richiede che musulmani e cristiani della stessa zona elettorale formino liste miste. Poi, dopo il corrente conflitto politico tra sunniti e sciiti, che riveste una dimensione continentale ed internazionale, l’alleanza diventa una scelta politica; i cristiani del “blocco del 14 marzo” considerano che l’alleanza con i sunniti conserverà il Libano nel suo patto di vera convivenza e nella sua natura civile e democratica ed eviterà un regime religioso sciita. I cristiani del “blocco dell’8 marzo” considerano, invece, che l’alleanza con gli sciiti sarà quella che salverà il Libano e il suo sistema civile e democratico.

So che fra i primi atti da Patriarca ha voluto incontrare i leader dei partiti cristiani…
Abbiamo tenuto già due incontri con i leader cristiani ed un vertice religioso con i capi religiosi musulmani e cristiani nel Patriarcato. Tutto era nella linea di promuovere l’unità interna sotto il mio motto patriarcale “Comunione e amore”. Questi incontri sono stati accolti con molto entusiasmo e ottimismo sia dai cristiani sia dal musulmani. Inoltre, stiamo lavorando insieme ai capi religiosi musulmani per tenere un convegno in Libano dei capi religiosi e musulmani del Medio Oriente, per stilare una Dichiarazione di convivenza e di rispetto delle libertà religiose e di condanna del terrorismo e della violenza.

Come vede la situazione dei cristiani in Medio Oriente? Molti se ne stanno andando…
I Paesi del Medio Oriente sono tutti di regime religioso-teocratico e, dunque, i cristiani non hanno tutti i diritti di cittadinanza. Sono considerati di seconda categoria. Soffrono per le persecuzioni. Quindi, per motivi legati alla sicurezza personale uniti a quelli economici e politici, lasciano i loro Paesi per trovare altrove una vita degna di essere vissuta insieme ai propri cari.

Cosa stanno facendo le Chiese orientali, davanti a questa emergenza? Seguendo il Sinodo per il Medio Oriente, si aveva l’impressione che fossero più impegnate a difendere un patrimonio del passato…
Non è questo il vero volto delle Chiese, che vivono sotto i regimi religiosi-teocratici dell’islam e del giudaismo in Israele. I cristiani sono costretti a lottare per conservarsi e conservare la propria fede, l’esistenza e la presenza effettiva ed efficace nei loro Paesi. È vero che nascono cristiani, però sono convinti della loro fede, e la percentuale di coloro che vivono le pratiche religiose è relativamente alta, soprattutto tra i giovani.

Come vivono i cristiani libanesi?
I cristiani del Libano costituiscono, come individui e Chiesa, un forte gruppo di cittadini con grandi istituzioni culturali, educative, sociali, industriali, turistiche e bancarie. Essi costituiscono anche l’elemento essenziale dell’equilibrio nazionale, dello sviluppo sociale, della sicurezza e stabilità economica e politica. Il volto democratico del Libano è essenzialmente creazione dei cristiani.

Come ha vissuto e come vede la Primavera araba?
La cosiddetta Primavera araba non è un termine felice: si temono due esiti dalle correnti manifestazioni popolari in atto nei diversi Paesi del Medio Oriente: o giungere a dei regimi fondamentalisti o teocratici rigoristi; o realizzare il cosiddetto “Nuovo Medio Oriente” che consiste, a quanto pare, nella partizione dei Paesi del Medio Oriente in piccoli Stati confessionali, per indebolirli tutti rispetto ad Israele, e, quindi, mettere le mani sulle loro risorse petrolifere e condannarli a vivere in stato di tensioni, conflitti e guerre.

I cristiani del Medio Oriente appaiono spesso incastrati fra il regime arabo e quello confessionale… Come è possibile uscire da questa restrizione?
È necessario che la comunità internazionale faccia di tutto perché l’islam e il giudaismo compiano il passo del cristianesimo ed attuino una netta separazione tra religione e Stato, religione e politica. In caso contrario, la pace non arriverà mai in Medio Oriente. Ma se non si riuscirà ad attuare questa separazione, anche l’Europa sarà minacciata; a meno che non si trovi una formula politica che permetta l’integrazione dei musulmani nelle società laiche europee. Il Libano ha trovato il Patto del 1943: la convivenza in uno Stato civile che rispetta la dimensione religiosa di tutti i suoi cittadini. Si tratta di un sistema intermedio tra la teocrazia islamica e la laicità secolarizzata dell’Occidente.
( L.Pezzi su Tracce)

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Inaugurazione del restauro alla chiesa di san Giorgio a Maccastorna

Una toccante celebrazione, con il ricordo dei 55 anni di Messa di monsignor Virginio Fogliazza
A Maccastorna l’acqua del Giordano
Benedetta la chiesa dal vicario del patriarca di Antiochia

maccastorna L’acqua del fiume Giordano ha benedetto le mura della chiesa di San Giorgio, nel comune più piccolo del Lodigiano. Nel giorno in cui si è festeggiato il compiuto rifacimento dell’intonaco della canonica e i cinquantacinque anni di sacerdozio dell’amministratore parrocchiale don Virginio Fogliazza, domenica mattina l’archimandrita Mtanios Haddad vicario del patriarca di Antiochia Gregorio III, e con lui Mons. Giuseppe Cremascoli e don Santino Rognoni, hanno asperso le pareti esterne della chiesa ritinteggiate a nuovo. «Siamo riuniti per festeggiare la conclusione dei lavori – ha detto don Virginio -, chiediamo al Signore che chiunque varchi la porta della nostra chiesa dedicata al martire San Giorgio sia perseverante nell’unione fraterna e nella preghiera. La benedizione con l’acqua della Terra Santa è un privilegio di cui rendiamo grazie». Il sindaco di Maccastorna Piero Giovanetti con l’assessore Michele Vandone, l’ex vicesindaco di Codogno Carlo Pizzamiglio, il maresciallo di Castelnuovo Bocca d’Adda Giovanni Calderola, i cavalieri del Sacro Ordine di Gerusalemme, i proprietari della Rocca Antonio e Paolo Biancardi, e poi famigliari e amici di don Virginio Fogliazza, gli artisti della prima mostra d’Arte Sacra a Maccastorna e gli abitanti del borgo, tutti insieme hanno percorso in corteo il tragitto dal palazzo municipale al sagrato e seguito il rito di benedizione secondo i dettami d’Oriente. Prima dell’incontro con i fedeli don Fogliazza si è raccolto in preghiera al camposanto davanti alla cappella dove è sepolto don Ernesto Raffaldi che nel lontano 1910 intraprese il secondo ampliamento della chiesa, quindi l’amministratore parrocchiale ha dato il via ufficiale alle celebrazioni. «Il turibolo usato dall’archimandrita Mtanios Haddad ha uno speciale significato – ha spiegato don Virginio indicando l’oggetto sacro e il suono prodotto dai dodici campanelli -, il fumo dell’incenso rappresenta la parola di Dio che deve diffondersi e i campanelli i dodici Apostoli partiti dalla Palestina proprio per assolvere questo delicato compito». Laura Gozzini

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importante incontro con il prof.mons.G.CREMSCOLI

Ponendosi sulla lunghezza d’onda di pensieri espressi da George Steiner e da altri, Ivan Illich si schierò per la tesi secondo la quale «oggi il libro non è più la metafora dell’epoca: il suo posto è stato preso dallo schermo». L’affermazione è perentoria e di effetto, secondo lo stile del suo autore, e tale da suscitare – come sempre in questi casi – adesioni entusiastiche e incondizionate o scelte suggerite da volontà di precisare e di chiarire. Ponendomi, per istinto, fra quanti preferiscono questo secondo tipo di reazione, mi sono subito chiesto come mai Illich si sia messo dalla parte perdente o, comunque, ancora in linea con i gusti e i meccanismi della comunicazione a stampa, che oggi, e soprattutto per il futuro, rischiano di perdere efficacia. Molti libri, infatti, hanno visto la luce a sua firma, lasciando tracce profonde nelle categorie del pensiero e nel costituirsi della mentalità.
Verissimo, ma ciò non toglie nulla alla validità della sua affermazione sul conflitto oggi in atto fra testi a stampa e immagini offerte dallo schermo, dalla TV soprattutto, le cui onde sono ormai come un oceano in cui è ben difficile non finire sommersi. L’immagine è sempre ricca di immediatezza e di fascino, e viene spontaneo ritenere che, nel conflitto di cui si è appena detto, la parola e il testo risultino di secondaria importanza e soccombenti. Non so se le cose andranno proprio così, ed anzi spero che il conflitto si concluda alla pari, senza vincitori né vinti. Già ora – mi pare – le cose procedono in questo senso, come risulta dalla produzione filmica dei più grandi registi, attenti a dosare la presenza dell’immagine e della parola in giuste proporzioni, nella certezza di suscitare, in questo modo, emozioni e pensieri di sempre maggiore intensità.
Stiamo attenti, in ogni caso, a non soccombere al fascino dell’immagine al punto da smarrire il dominio sulla parola, con il pericolo di dar vita a un analfabetismo di ritorno, di cui si vedono ormai dilagare – ahimè – più che dei semplici indizi. L’immagine ha avuto, nei secoli, il compito di trasmettere il sapere a chi, senza alcuna colpa, doveva restare analfabeta, come avvenne con la Biblia pauperum, disegnata a favore di quanti non erano in grado di cogliere, attraverso lo scritto, i messaggi e il racconto degli eventi trasmessi nel libro in cui è custodita la parola di Dio. In quel caso l’immagine sopperiva all’impossibilità di leggere e di capire lo scritto.
Non avvenga ora che essa, dilagando, travolga i meccanismi del retto uso della parola, dando vita a una prassi in cui lo scritto, elaborato senza il soccorso di norme consolidate, condivise e utilizzate, risulti traballante e sfuggente nei contenuti, e, quindi, depauperato nel suo compito di essere mezzo di comunicazione dei sentimenti e dei pensieri. Ridotta così, la scrittura sarebbe inefficace e deviante, usata, sì, ma da individui da ritenere, in qualche modo, analfabeti.
Non dobbiamo illuderci. Un uso anarchico della parola non è segno di progresso, ma prova di essere ripiombati negli anfratti oscuri dell’inciviltà e della barbarie. D’altra parte, se è vero che l’immagine oggi domina, è innegabile che la parola occupa ancora gli spazi sterminati della pubblicistica, nell’incredibile mole di libri, riviste, giornali che giungono ogni giorno all’offerta e sul mercato. Anche alla divina, rivelata Parola è, oggi, più facile accedere, perché in tanti ne curano versioni e commenti. Va tutto bene e non ci sono problemi? Chi si sente, pronunci l’ardua sentenza.
Giuseppe Cremascoli

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il dott. p.Giovanni Arienti, salesiano chiede ospitalità con questa sua “lista”

Falla girare se sei d’accordo. Grazie
Qualche settimana fa c’era un articoletto che spiega che recentemente il Parlamento ha votato all’UNANIMITA’ e senza astenuti un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa € 1.135,00 al mese.
Inoltre la mozione è stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.

STIPENDIO Euro 19.150,00 AL MESE

STIPENDIO BASE circa Euro 9.980,00 al mese

PORTABORSE circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare)

RIMBORSO SPESE AFFITTO circa Euro 2.900,00 al mese

INDENNITA’ DI CARICA (da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00)
TUTTI ESENTASSE

TELEFONO CELLULARE gratis

TESSERA DEL CINEMA gratis

TESSERA TEATRO gratis

TESSERA AUTOBUS – METROPOLITANA gratis

FRANCOBOLLI gratis

VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis

CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis

PISCINE E PALESTRE gratis

FS gratis

AEREO DI STATO gratis

AMBASCIATE gratis

CLINICHE gratis

ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis

ASSICURAZIONE MORTE gratis

AUTO BLU CON AUTISTA gratis

RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000,00). Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi ( 41 anni per il pubblico impiego !!!)

Circa Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l’auto blu ed una scorta sempre al suo servizio)

La classe politica ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO.

La sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO !!

Far circolare. Si sta promuovendo un referendum per l’ abolizione dei privilegi di tutti i parlamentari
queste informazioni possono essere lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i massmedia rifiutano di portarle a conoscenza degli italiani……

PER FAVORE CONTINUATE LA CATENA.

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la GRANDE FESTA CENTENARIA a Maccastorna il 25 settembre 2011

Nel 1910, il giovane parroco di Maccastorna , don Ernesto Raffaldi, originario di Guardamiglio, già coadiutore di Paullo, dove aveva fondato l’attuale Banda musicale, si trovò con una chiesetta incapace per le sue piccole dimensioni a contenere la comunità che , allora, aveva 600 abitanti. Con un coraggio da leone, su disegno dell’architetto cremonese, prof.G.Centurini( che ha costruito più tardi la chiesa di Senna lodigiana) fece allungare la chiesa di san Giorgio di nove metri e la innalzò di m.4 con una facciata in stile gotico, che la rende tuttora solenne ed imponente.
Si tratta del 2° ampliamento , perché il primo fu eseguito dal famoso Cabrino Fondulo nel 1418 in occasione delle sue nozze ed era per questo comunemente chiamata “chiesa dei Ghibellini”.
Naturalmente don Raffaldi, oltre l’aiuto dei suoi parrocchiani fu sostenuto, nella grande impresa, da una generosa offerta personale del Vescovo di Lodi , mons. Rota e dal Marchese Stanga della vicina parrocchia cremonese , Crotta d’Adda.
In occasione del Centenario, l’attuale Consiglio per i problemi economici, decise , con tutti i permessi di rito, il rifacimento degli intonaci esterni , sia della chiesa sia delle stanze annesse ad uso sacristia.La direzione dei lavori fu affidata allo studio Calvi di Codogno , mentre i lavori alla ditta Guzzon di . Castelnuovo Bocca d’Adda. In questi giorni l’opera è terminata con un contributo della Fondazione, del Comune di Maccastorna, della ditta Solana e di alcuni parrocchiani,Si pensa sia in arrivo un aiuto dell’8 per mille. In questi giorni ci si sta preparando alla festa del 25 settembre , quando saranno inaugurati i lavori con uno speciale rito di benedizione, presieduto dall’anziano amministratore parrocchiale.E’ prevista la presenza dell’Apocrisario patriarcale presso la Santa Sede, il siriano Archim.Mtanios Haddad, insieme ad alcuni Prelati della Chiesa Cattolica Orientale..
In questa occasione il folto gruppo dei pittori che realizzavano, ogni anno, al Museo diocesano una mostra di Pittura sul tema del Piano Pastorale del Vescovo, daranno vita alla 1° Mostra d’Arte sacra a Maccastorna che sarà allestita nella Sala della Casa della Comunità parrocchiale. Tra le opere di buona fattura, spicca quella di Fabio Saltarelli di san Grato in vetro istoriato , rappresentante la Resurrezione di Gesù Cristo. Ai 40 Pittori don Virginio chiederà la realizzazione di tre affreschi sul chiostro dell’orto della Canonica , quello di s.Bassiano, Padre della Chiesa lodigiana, di s.Ambrogio che inviò il prete Ilario al evangelizzare la gente vicino alle rive del Po e di san Giorgio, martire palestinese, patrono della piccola comunità.
Nel 2012 in data da destinare , ci si preparerà alla Dedicazione della chiesa di san Giorgio, che mai fu consacrata.

Programma della festa del 25 settembre:
ore 10,15 : ritrovo al cimitero per pregare sulla tomba del parroco don Raffaldi,
cui seguirà il corteo alla chiesa parrocchiale.
>sul sagrato : speciale rito della Benedizione dei lavori
>in chiesa : venerazione dell’antico Crocifisso miracoloso, cui è legata la storia religiosa e civile di Maccastorna, indi
>la S.Messa Solenne , animata dal Coro parrocchiale
Dopo la s.Messa: Inaugurazione della Mostra d’arte sacra

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IL PRETE che oggi la gente si aspetta

Il ruolo del prete…. bella domanda. Sicuramente dovrebbe smettere di vivere come un “funzionario”: giornata regolare, con il suo orario di ufficio, settimana con i suoi impegni stabiliti, e la domenica, appunto, le funzioni… Mai come oggi si avverte il bisogno di “profeti”, di chi parla in “nome di…”, ma attraverso le proprie scelte quotidiane. Uomo di Dio ma anche delle persone, che non rinnega niente della complessa realtà umana, compreso l’amore per un’altra persona. La profezia non è solo accogliere (anche se non è più molto di moda), ma svelare cosa si cela dietro alla Grande Babilonia: il vuoto e l’abbandono, la solitudine e l’inferno. Anche se il suo aspetto è attraente. Sto ascoltando, mentre scrivo, la descrizione del nuovo film di Olmi. La carità è un rischio: adesso è l’ora di rischiare. Abbiamo bisogno di preti capaci di rischiare, di uscire dalla sicurezza delle canoniche e del tran tran parrocchiale, per aiutare le persone a ridare senso alla vita quotidiana, alla comunità, alla solidarietà, al perdono, al servizio.

dott.Augusto Borsi di Prato

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ATTORNO AL FOCOLARE CON IL PROF.MONS.G.CREMASCOLI

Si scrive e si ripete da tutte le parti che molti affanni dello spirito, oggi, nascono da noi stessi, vittime di una contraddizione di cui non riusciamo ad accorgerci e con la quale, forse, anche ci trastulliamo un po’. Si tratta di questo. Siamo sempre meno carichi di fiducia e di speranza nelle cose che vediamo e nei pensieri espressi persino nelle sedi più alte, eppure ci torturiamo senza fine con interrogativi e quesiti formulati in mille modi, con dibattiti, tavole rotonde e convegni, così numerosi che si finisce col perderne il conto, oltre che l’attesa di qualche loro utilità. Diciamo subito che, se questo lamento è fondato, tra i colpevoli ci siamo anche noi, sia pure – si spera – senza gravi colpe e senza disturbare oltre i limiti concessi. Nel nostro piccolo insistiamo, infatti, nell’evocare interrogativi e problemi di antica data, avvertiti ovunque e in ogni tempo, procedendo imperterriti in percorsi sui quali le ombre sembrano non diradarsi mai.
Difficile, almeno a tutta prima – come si è appena detto – è anche capire l’utilità e il meccanismo delle tavole rotonde alle quali, quasi per statuto, prendono parte i rappresentanti di tutte le opinioni che girano sul mercato riguardo al tema che è stato prescelto. I vari punti di vista sono, dunque, quasi sempre già noti agli invitati all’ascolto, ed è fin troppo facile prevedere che, alla fine, i risultati saranno modesti, soprattutto se ad ispirare il dibattito non saranno intendimenti sinceri, ma o l’idolatria di se stessi e delle proprie opinioni o l’obbligo di offrire incenso a poteri intoccabili e da cui si dipende nella carriera, specialmente se, in questa, ci si agita – ahimé – nei vari settori dell’economia o della politica. Peggio ancora – va da sé – se i tempi e le strutture del potere offrono dottrine preconfezionate o obblighi in forma di diktat, di fronte ai quali non resta che piegare il capo.
Che dire e che fare allora? Siamo qui a difendere posizioni qualunquiste e atteggiamenti dettati da scetticismo o, peggio ancora, da orgoglio intellettuale? Niente affatto e ci si muove, anzi, nella speranza di evitare proprio questi e simili errori. Punto di partenza dovrebbe essere la capacità di distinguere tra le grandi verità da cui nascono i più sublimi ideali, e il quadro concreto e umile dei criteri a cui attenersi nella ferialità e nel vissuto per non essere travolti dall’inganno e dal male. Tra questi due ambiti ci sono senza dubbio dei vincoli, anzi è proprio sul retto modo di avvertirli e di tenerne conto che la partita si gioca. Guai, ad esempio, a strumentalizzare i grandi valori o le più venerande istituzioni per coprire piccoli calcoli o per ottenere miserevoli e tristi vantaggi. Tutti noi abbiamo conosciuto casi concreti in cui le cose andarono proprio in questo modo, e Dio ci preservi dal finire vittime di tali intrugli.
I grandi principi e i nobili ideali devono essere fonte di ispirazione per le scelte da compiere nel concreto e nel quotidiano, ma guai se – banalizzandoli – restano offesi i diritti dei singoli e violata la loro libertà. Ne consegue, dunque, che ci sono ambiti, sia nella sfera squisitamente intellettuale sia nei meandri della prassi, in cui l’opinabile deve trovare accoglienza e rispetto, perché solo in questo modo la convivenza, nei brevi giorni a noi concessi, potrà non essere funestata dalle tragedie che hanno già rattristato e, a volte, insanguinato il corso della storia.
Si può, forse, provare tristezza a leggere ed a scrivere di queste cose, perché balzano alla mente le difficoltà e i grovigli nei quali si ha sempre l’impressione di finire avviluppati. Un buon criterio, in ogni caso, sarà sempre il confronto con la realtà. Conosciamo sofferenze inevitabili ma altre da ritenere superabili, e sono quelle causate da pregiudizi, misere idolatrie, torbidi vincoli con piccoli e tristi poteri. Scongiurarle o sconfiggerle sarebbe già una grande vittoria.
Giuseppe

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lettera ad un ragazzo di 14 anni che ha perduto l’amico del cuore in un incidente in sella al suo motorino

Carissimo,
scusami se ti disturbo, ma sinceramente sento di doverti inviare questa mia riflessione.
Ora, dopo tante visite, anche il mio Eremo è avvolto dal buio e da un profondo silenzio.
Come tutte le sere, cerco di fare il bilancio della mia giornata, piena di tante persone che ho incontrato e di quelle cui ho pensato. Tra queste Te, che stai vivendo un’ora terribile della tua adolescenza con il cuore devastato da un incontenibile sciagura : la perdita dell’amico del cuore, finito sull’asfalto bollente di una strada molto familiare.
Vorrei dirti, con molto rispetto delle tue scelte personali: sforzati di accettare per intero questa disgrazia, continuando a sentire il tuo amico molto vicino a te, anzi dentro il cuore : lì vivono i ricordi della vita , i sentimenti, gli amori, ma soprattutto una vera amicizia. Certo, non ci sarà più bisogno delle chiamate al cellulare, ma cerca parlargli ancora, come se ti fosse fisicamente vicino e prova anche in certi momenti a chiedergli dei consigli:
Lui ora, nella sua nuova dimensione, ti potrà essere di grande aiuto.
Io, uomo di Chiesa , credo che lui sia per sempre nella luce del Signore e vicino più che mai alla sua famiglia e ai suoi amici. Ma questa è una mia convinzione che non posso imporre a nessuno.
Ora che gli imponenti funerali sono finiti e le cronache giornaliste non si occuperanno più di Lui, Tu continua a vivere la tua bella amicizia con lui!
Mi piacerebbe una domenica celebrare una messa per Lui, alla presenza dei suoi amici di classe , compresa quella di un mio pronipote, che non vedo mai.
Buona notte!
Ti auguro tanta serenità.
Salutami i tuoi .

d.Virginio

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interessante incontro con il prof.mons.G.Cremascoli

È ben noto che i rapporti interpersonali, nei giorni in cui viviamo, sono segnati dal dramma dell’incomunicabilità. Il pensiero va subito ai film di Antonioni, di Bergman e di Rohmer, per non dire di una serie di altri, sullo stesso tema, che oggi spadroneggiano sul mercato. Possiamo però vedere il tutto anche da particolari prospettive, ove il dramma si tinge di aspetti di comicità. Quest’operazione ogni tanto va compiuta, anche per il desiderio di togliere a ciò che è tragico il suo potere distruttivo e devastante. Sto pensando ad alcuni casi in cui una qualche comunicazione si compie fra gli individui, ma solo perché c’è chi vuol parlare di sé e aggancia, per questo, sventurati a cui raccontare, con dovizia di dettagli, i guai da cui è travagliata la sua vita, o, in casi opposti, i successi e i trionfi conseguiti.
In genere l’ambito del discorso si amplifica nell’impeto oratorio, e il ragguaglio sia dei dolori sia dei successi si estende alla cerchia dei parenti e degli amici. L’individuo agganciato e destinatario delle confidenze e dei racconti, è, scelto, in genere, fra chi si sente costretto, per i più diversi motivi, a stare a quanto impongono le circostanze. C’è solo da aggiungere che dovrà far appello alle risorse sia delle umane sia delle cristiane virtù. Fra queste ultime c’è da pensare soprattutto – data la situazione – alla carità, fondamentale per la vita cristiana e tra le più ardue ad essere praticata.
Immaginatevi di essere bloccato – per i motivi di cui sopra – da qualcuno mentre camminate per strada e siete di fretta. Oltre la sventura del blocco, può essere che il discorso cada sulle malattie che affliggono la persona incontrata, incline a credere che il tema dei propri guai abbia potere di suscitare attenzione e interesse. Per richiami ed analogie possono entrare, nel quadro evocato, parenti ed amici, ciascuno indicato come esempio di problemi di salute da cui capita di essere colpiti. Quest’ultima situazione impone all’ascoltatore di essere particolarmente cauto, soprattutto se, per mostrarsi partecipe al dialogo, sente di dover dire qualcosa anche lui. Lo faccia, ma senza scendere a precisi dettagli, per non correre il pericolo di attribuire al cugino A la malattia dello zio B, o di confondersi citando i nomi dei medici curanti e dei farmaci prescritti. Errori di questo tipo sarebbero una rovina e prova evidente di scarsa e negligente partecipazione.
Preso da desiderio di comunicare col prossimo potrebbe essere, invece, un individuo propenso a subire assalti di euforia, che si riversano, in genere, sugli sventurati con i quali, per vari motivi, avvengono degli incontri. Facciamo l’ipotesi di una zia che vive sola e che ha dei nipoti a cui è tanto affezionata. Mi trovai, molti anni fa, in una situazione di questo tipo alla stazione di Terontola, in attesa di un treno che sarebbe arrivato con più di un’ora di ritardo. Conoscevo vagamente la suddetta zia, che si premurò di non lasciarmi solo, mettendosi anzi, con fermezza, al timone in quello che avrebbe dovuto essere lo scambio dei nostri pensieri. Ebbi, così, un quadro completo e aggiornatissimo delle eccezionali qualità di ogni suo nipote, strabilianti al dire dei genitori e delle maestre. Resto in attesa che a qualcuno di loro sia assegnato il Nobel.
La realtà è complessa e, a quanto pare, il problema non è tanto l’incomunicabilità, ma il retto modo di comunicare. Bisogna tener conto che esistono anche gli altri, con spazi che non debbono essere aggrediti e devastati. Primum non nocere. È questa la base di ogni virtù.
Giuseppe Cremascoli

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